Wonder – dalla meraviglia alla serendipità

Tornavo dal mio viaggio a Cuba, stordita dopo volo lunghissimo, durato 12 ore o forse più, non ricordo nemmeno. Al mio risveglio a Madrid, sull’aereo completamente vuoto, c’era un libro abbandonato con una copertina azzurra. Mentre mi avvicino leggo il titolo: Wonder.
Penso: cavolo, questo deve essere il libro da cui è stato tratto il film con Julia Roberts. Non sapevo bene di che cosa parlasse ma nel giro di pochi secondi ho dovuto prendere una decisione. Quel libro era stato dimenticato e magari qualcuno lo stava cercando. Quindi l’ho preso e sono uscita dall’aereo. Camminavo con questo libro in mano per l’aeroporto pensando che magari chi l’aveva perso mi avrebbe visto e lo avrebbe reclamato.
Ma quando ho capito che non c’era nessuno a reclamare il libro ho deciso di tenerlo. Forse mi stava cercando e voleva dirmi qualcosa.

Ho letto Wonder nelle successive due settimane, forse anche meno, un po’ alla volta ogni giorno. L’appuntamento con quelle 10 pagine del libro era diventato per me irrinunciabile. Una volta finito il libro, ieri sera sono andata a vedere il film. Wonder è la storia di August “Auggie” Pullmann, un bambino di 10 anni che soffre di una malattia molto grave: la sindrome di Treacher Collins, una malattia genetica che si presenta con delle malformazioni facciali, difficoltà a respirare, mangiare, persino udire. Chi soffre di questa malattia deve sottoporsi a moltissimi interventi chirurgici fin dalla nascita per avere un aspetto migliore ma anche per poter svolgere le funzioni più banali, come masticare. L’autrice, R.J. Palacio, ha raccontato nel suo primo romanzo un episodio che le è realmente capitato. Aveva visto con i suoi figli in una gelateria un bambino che soffre della sindrome.

Auggie non è mai andato a scuola e deve affrontare una grande sfida: inizierà la prima media a scuola e dovrà confrontarsi con altri bambini, che possono essere molto crudele a volte.
Come si aspettava, tutti lo guardano, nessuno vuole mangiare con lui, lo prendono in giro chiamandolo mostro, orco etc. Inutile dirvi che mentre leggevo queste pagine, ma anche mentre guardavo il film ieri sera, le lacrime scorrevano copiosamente sul mio volto. E’ davvero inimmaginabile come un bambino possa sentirsi male in questa situazione e non riesco ad accettare che ci possa essere una tale mancanza di sensibilità verso un bambino che non ha fatto nulla di male se non nascere malato ed essere brutto.

Il film mi è piaciuto moltissimo perché ha saputo cogliere bene lo spirito è la struttura narrativa corale del libro. La coppia di genitori è ben rappresentata da una magistrale Julia Roberts e un divertente Owen Wilson. Qualcuno potrebbe pensare che rappresentano la solita famiglia patinata e perbenista americana ma devo dire che io non sono affatto d’accordo. Sono due genitori umili alle prese con una tremenda difficoltà familiare alla quale reagiscono come possono, dando incredibile amore e sostegno a questo bambino e, poiché sono umani, sottraendo attenzioni alla sorella maggiore. Il film non può affrontare in maniera profonda, come fa il libro, alcuni temi fondamentali come il bullismo, la sofferenza dell’individuo nell’essere diverso e nel non essere accettato, e accenna a tendenze molto preoccupanti come il pensiero del suicidio nei bambini.
Vi consiglio di leggere Wonder, non è un libro / film per ragazzi ma anche per adulti (e genitori). Preferisco non raccontarvi altro ma voglio dirvi quelle che sono le mie considerazioni e le lezioni che Wonder mi ha insegnato.

La prima lezione è che bisogna avere il coraggio di essere diversi e avere il coraggio di essere sé stessi, con i propri limiti, e di avere il coraggio di combattere quando gli altri non accettano la tua natura.

La seconda lezione
, la gentilezza… bisogna imparare a praticare l’abitudine quotidiana di essere gentili nei confronti degli altri. Perché anche un piccolo atto di gentilezza ha un impatto enorme sulle vite altrui. Su persone che magari non conosciamo ma che stanno combattendo una battaglia enorme. La malattia di un familiare, la povertà, la perdita di un lavoro o di una persona cara. La persona davanti a noi al supermercato, alla quale tendiamo un coupon sconto perché a noi non serve o che facciamo passare perché in fondo non abbiamo fretta. La persona anziana che sta attraversando la strada e che aiutiamo, o anche semplicemente un buongiorno detto al barista che ci prepara il caffè la mattina, dato possibilmente con un sorriso.

Se abbiamo il tempo, dedichiamo qualcosa gli altri. Doniamo… doniamo anche quel poco che abbiamo, a chi davvero ne ho bisogno. La gentilezza ci fa riappropriare del nostro lato umano. Essere gentili è qualcosa che ha un grande impatto sul mondo ma anche su noi stessi. Attraverso la gentilezza noi possiamo essere persone migliori e quindi possiamo essere più felici.

La terza lezione che ho imparato da August è che non importa quanto grandi siano le avversità che ci troviamo a fronteggiare o i problemi che ci sembra di non poter risolvere. Abbiamo una forte rete intorno a noi. Sono la nostra famiglia, i nostri amici (quelli più cari), il nostro compagno, il nostro gatto, il nostro cane. Ci aiutano, ci sostengono, sono una rete importantissima attraverso la quale possiamo davvero superare ogni cosa.

Questo libro è arrivato da me in un momento in cui mi stavo sentendo molto fragile e mi trasmesso queste cose. Questo episodio mi ricorda quanto è potente la Serendipità, che è l’essere pronti a ricevere qualcosa che si desidera senza cercarlo attivamente. Riceverlo e basta perché sei lì in quel momento e sei pronto per ricevere un grandissimo dono dell’Universo. Ecco è serendipità l’aver trovato questo libro sull’aereo, o il modo in cui ho incontrato i miei più cari amici, o quella maglietta nella vetrina di un negozio che vedo immediatamente fuori dalla metropolitana ed è proprio quella che cercavo, o una relazione iniziata con un incontro su un treno, che non avrei mai pensato di prendere. Non importa che sia finita, aveva comunque una lezione per me. Serendipità è imparare a suonare uno strumento. Serendipità è in fondo, innamorarsi.

La serendipità è la fortuna di fare felici scoperte per puro caso e, anche, il trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne stava cercando un’altra
(Anonimo)

Precedente La vuelta de Cuba (con e senza bici) Successivo La felicità sta nelle piccole cose